Libri

I LIBri di gennaio – prima parte

snow

Negli ultimi mesi del 2014 mi è successa una cosa che non mi era mai successa prima. Non avevo più voglia di leggere. Mi ha stupito molto: è vero che avevo sentito parlare da molti amici lettori di “periodi di stanca”, ma a me sembrava proprio impossibile che capitasse. Avevo cominciato a rallentare il ritmo durante le vacanza estive, fino a ritrovarmi verso ottobre a rileggere e ri-rileggere le stesse pagine, perdendomi in un libro che aspettavo di iniziare da anni e che alla fine, sconfitta, ho dovuto abbandonare non finito. Piano piano ho cominciato ad accorgermi che di mettermi a leggere non ne avevo proprio voglia, preferivo sempre fare altro. Ho provato a fare qualche giro in libreria, ma ho scoperto con un po’ di raccapriccio e molto senso di colpa che mi fermavo solo nella zona dei gadget, con brevi capatine al massimo fra i libri di cucina e, comunque, si trattava sempre di incursioni da cui tornavo a mani vuote.

Poi è arrivato il mio dolce marito. Intuiva che la mia disaffezione alla lettura mi turbava e, da vero uomo, senza ancora capire bene ha deciso di risolvere la situazione 🙂 Così lui, che sogna di trasformare la nostra casa in una labirintica biblioteca, ha vinto la sua atavica resistenza verso gli ebook e un bel giorno mi ha regalato un kindle, a metà fra il regalo di compleanno in ritardo e il regalo di natale in anticipo. E, non so come, è servito davvero a smuovere le acque. A gennaio ho ripreso a leggere ai vecchi ritmi, libri leggeri certo, ma la gioia del desiderio che rinasce è tale da farmi sorridere ogni volta che ci penso. È come ricominciare a vedere amici, avere voglia di incontrare persone e idee nuove e ascoltarle.

 Il primo libro La città dei ladri di David Benioff l’ho scelto perché c’era tanta neve sulla copertina, mentre qua a Barcellona faceva così caldo che si girava senza cappotto. È una storia strana, che ti avvolge, prima lentamente e  poi non ti lascia più uscire fino all’ultima pagina.  In una Leningrado, sconvolta dalla guerra e dalla miseria, si fa spazio la vicenda buffa e commovente di due ragazzi all’impossibile ricerca di 12 uova che potrebbero salvare la loro vita. Aggiungici  personaggi  surreali, avventure rocambolesche, dissertazioni sulla vita e la letteratura e la scoperta dell’amicizia e dell’amore. Ecco, 280 pagine avvincenti e ben scritte.

Conoscevo già Dario Vergassola, ma ho scoperto solo recentemente che è spezzino. Improvvisamente ho riconosciuto molte cose: una sua ruvidezza, la battuta a volte anche molto volgare che però non è mai sboccata, e poi quell’ironia che gioca sulla “sfiga” di un provincialissimo uomo comune. Cose che da qualche anno a questa parte mi sono familiari e che sto ancora -a volte difficoltosamente- imparando ad amare. Dunque con lo spirito di chi vuole capire meglio un mondo (quello di provenienza del mio ligure marito) mi sono avvicinata a La ballata delle acciughe. Un romanzo breve, che rende benissimo l’atmosfera  di un luogo ormai mitico come il bar di provincia. Sono caduta subito vittima dei personaggi strampalati e irresistibili che popolano il bar Pavone, ma devo dire che questo un po’ me lo aspettavo, faceva parte del gioco.  Quello che non mi aspettavo invece è che Vergassola non si è limitato a strapparmi un sorriso. Nel libro, proprio come nel bar, si trova un po’ di tutto e tutto è molto mescolato, quasi accatastato: citazioni (musicali per lo più, ma anche cinematografiche e letterarie) a uffa, intrecci di realtà e fantasia, con una buona dose di surrealismo, ricordi di infanzia, di un tempo che pare svanito come un sogno, ma che in fondo è la trama di quello che siamo oggi. Un romanzo che parla della provincia, di un provincialismo necessario come punto di partenza per lanciarsi nel mondo e poi, alla fine del viaggio, come punto di arrivo riconquistato. 

A questo punto mi sono imbattuta in Smamma di Valentina Diana. Veloce e simpatico anche a tratti, ma davvero niente di più. E poi, se devo dirla tutta, mi sono un po’ stufata di questo modo così stereotipato di guardare agli adolescenti e alle nuove generazioni come a degli “sdraiati”. Un po’ perché mi sembra che tante critiche siano buttate lì, senza nemmeno la cura di provare a capire da dove viene quella situazione, ma poi, soprattutto, perché a me sembra invece di conoscere dei giovani che mi riempiono il cuore di speranza. Forse fanno meno rumore per il momento, ma non sono pochi.

Anche I malcontenti di Paolo Nori mi ha deluso un po’. Intendiamoci, io quest’uomo lo adoro, posso perdermi in quello che scrive e riemergerne toccata e frastornata dopo qualche ora o giorno o chissà. E anche stavolta il suo stile inconfondibile mi ha stregato, la sua ironia è sempre spiazzante, però…non so, mi pare che nell’intreccio mancasse qualcosa. Come se la storia fosse nulla più che un’occasione per scrivere di tutto un po’. Bell’esercizio, ma lo ho preferito altre volte.

Bene, non è ancora finita, perchè gli ultimi giorni sono caduta vittima di quello che posso solo definire un periodo rosa intenso, con un’improvvisa quanto inaspettata virata al nero. Signorine, Miss e Mr Darcy redivivi hanno popolato le mie giornate, e mi sono goduta ogni attimo di questa vacanza in altri tempi. Ne parlo nel prossimo post, perchè questo già mi sembra un po’ troppo lungo.

Che ne dici?